Il Colonnello M
In mare si fanno meravigliose conoscenze, uniti da una passione che accomuna la gente a terra più diversa. I porti sono quella zona franca dove tutto si livella.
Negli anni mi è capitato di incontrare splendide persone, qualche volta anche soggetti da evitare, ma in fondo tutti, dal primo all’ultimo, si sono attaccati alla mia memoria lasciando un segno, un ricordo indelebile, nel bene e nel male. Molto più nel bene, a dir la verità.
Gli incontri in mare sono un po’ come le rughe, che col sole e con il sale si fanno più evidenti, a ricordarti il tempo, le esperienze e le miglia attraversate.
Una delle cose che più mi ha affascinato, sin dal primo approccio con questo meraviglioso mondo di naviganti, sono i porti, fatti di vite vissute tra la terra e il mare; luoghi di racconti, di serate trascorse tra esperienze e bottiglie di rum, con persone di ogni luogo, a scambiarsi storie vere e immaginarie. Sono amicizie che nascono così, spontanee, come la cresta bianca sulle onde: con la magia del movimento si fanno presenza.
Quando arrivi in porto e tocchi quella striscia galleggiante che tiene le barche insieme come cavalli in un recinto, lo capisci subito chi è un navigante. La differenza tra chi va per mare e chi ha una barca salta all’occhio. E lì, nel porto di Livorno, tra gli alberi in movimento e il suono delle drizze al vento, conobbi il Colonnello M.
A un passo dagli ottanta, di altezza media e con un fisico asciutto fino all’osso, indossava occhiali tondi un po’ datati, sovrastati da un inseparabile berretto che ne rivelava la passione marinara, e un abbigliamento che nel suo complesso sembrava forse più adatto alla terra che al mare: un pile parzialmente coperto da un gilet a vento pratico e sportivo, robusti pantaloni da escursione e scarponcini da trekking con evidenti segni di lunghe camminate su terreni accidentati.
Il Colonnello M lo avevo incontrato tempo addietro sulla terraferma, ma è solo in prossimità del mare che le passioni diventano un’opportunità di vera conoscenza. La fratellanza di chi respira la salsedine accomuna più di ogni altra appartenenza e sodalizio sulla terra.
Un uomo che sembrava uscito da un romanzo, tranquillo, gentile, di poche parole ma con la mente lucida e lo sguardo di chi ascolta e dosa le parole. Tutto poteva sembrare tranne ciò che era, a conferma che le apparenze ingannano il giudizio come una Fata Morgana all’orizzonte.
Il Colonnello M era decisamente tutto ciò che non ti aspetti ad una prima occhiata. Aveva trascorso una vita nell’Arma, era stato paracadutista, incursore, fondatore di uno dei corpi speciali italiani più celebri. Aveva partecipato a innumerevoli operazioni, sui terreni di più di un continente. In una parola, era un operativo. Un operativo al comando.
Quando lo vedevo a bordo della sua barca, preso ad armeggiare tra cime e bozzelli, mi rendevo conto della sua passione; i suoi silenzi diventavano pieni, concentrato nelle manovre, con lo sguardo e i movimenti di chi non lascia al caso o all’abitudine neanche i più piccoli dettagli.
Il nostro approccio era stato alquanto ballerino, e talvolta si alternavano momenti d’intesa con prese di posizione contrastanti, dovute agli spigoli dei reciproci caratteri. C’era una sorta di rispetto e pacifica distanza, che talvolta si increspava come la superficie di uno stagno infranta da un sasso, per poi tornare lentamente alla sua quieta silenziosa, al suo equilibrio.
In prossimità del mare, e meglio aprendo le onde con la prua, la sintonia si è fatta più evidente, e oltre al rispetto, giorno dopo giorno, ha aperto la strada all’amicizia.
Una volta una mia amica inglese, esperta navigante che aveva già attraversato una buona parte di paralleli e meridiani, mi disse che l’amicizia in mare è fortificata dal sale e dal vento. Effettivamente penso anch’io che sia così.
Il Colonnello M ha una pagina sua nel mio libro dei ricordi, e spero di avere l’onore ed il piacere di navigare nuovamente insieme. Nel frattempo segue il mio viaggio e io seguo molti suoi consigli.
Scopri di più da Massimo Bidetti Leoni
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