In quegli occhi io mi ci ero perso tanto tempo fa.

Si accarezzano gli sguardi, le labbra si spogliano.

Due anime antiche che si rincorrono, si cercano, s’incrociano e si sfiorano, attraversando le vite in un battito di ciglia. In un soffio d’aria.

Ci sono cose che ancora non ti ho detto, perché non esistono parole. Forse dovrei inventarne di nuove, incartare una manciata di lettere con tutti i colori, i suoni, gli odori, gli sguardi, le emozioni, le lacrime e i sorrisi di una vita, e fartene dono. Sarebbero parole solo nostre. Sarebbero uniche, speciali. Racchiuderebbero il tutto, e non avrebbero confini.

E invece ti scrivo adesso, cercando un colore nuovo alle parole vecchie. Vorrei farle parlare queste parole, vorrei che si raccontassero con una loro voce, con un tono diverso ogni volta che le leggi. Vorrei che ti avvolgessero e ti tenessero stretta in un abbraccio caldo, o che ti accarezzassero la pelle come un vento fresco in piena estate.

Sarà l’alba e sarà il tramonto, sarà giorno oppure notte, ma queste parole sempre le potrai tenere in tasca, tirarle fuori a caso, quando ne avrai bisogno, e farle tue in quel momento. Ti terranno compagnia. Ti racconteranno di me. Forse parleranno di noi. Dagliela tu una voce, che possano parlare alla tua anima come vecchie amiche, senza segreti, senza vergogna, senza la polvere sul cuore, senza le lacrime negli occhi.

Una lettera, sì, una lettera per dirti tutte le cose che non ti ho detto, e che forse non ti dirò.

La lascio al vento, così che tu possa staccarti da terra, e spiccare il volo, per afferrarla.

O forse viaggerà nell’aria, portata dalle correnti come i soffioni a primavera. Visiterà il mondo, vedrà gli uomini dall’alto, volteggiando tra i pensieri e i desideri. Poi ti troverà, un giorno, ti sfiorerà la pelle e ti si poggerà sul cuore, delicata come ali di farfalla.

E’ passato il tempo, ho visto mille vite scivolarmi tra le dita, tra sorrisi pallidi e sguardi intensi. Ho sentito il vento caldo plasmarmi l’anima, e il tocco gelido d’inverno attraversarmi, lasciando profonde cicatrici sulle mani.

Questo fuoco che sento dentro è alimentato da una brace antica.

© Massimo Bidetti Leoni

Ho visto una farfalla che tentava di volare.

Ho visto un’anima fragile che cercava la luce,

imprigionata in un corpo senza tempo.

Gli occhi come finestre aperte,

vi si affacciava e gridava il suo dolore

di non poter volare.

Batteva le ali,

cercando di levarsi quel bozzolo di dosso.

Si dimenava,

in quel sacco troppo stretto

che la teneva prigioniera.

Ho cercato di afferrarla,

ma ho sentito la sua mano che scivolava via,

e mi sfiorava l’anima con un sorriso.

 

© Massimo Bidetti Leoni