Diario di bordo, 13.05.2021. Da Funchal a Portimáo

Tutto bene, siamo arrivati. Sani, salvi e soddisfatti, oltretutto.

Se qualcuno è stato in apprensione in questi giorni, immaginandoci alle prese con le insidie dell’oceano, eccomi a rassicurarvi tutti, cari amici curiosi delle nostre imprese marinare.

Dopo sei giorni di navigazione, partiti da Madeira, siamo approdati sulle coste del Portogallo continentale.

In realtà pensavamo di tirare direttamente per Gibilterra e varcare così – finalmente – lo stretto che ci avrebbe aperto le porte sul Mediterraneo. Ma quando si naviga progetti e programmi, pur se studiati nei minimi dettagli, possono essere totalmente stravolti per un semplice (è proprio il caso di dirlo) cambio di vento. Uno dei tanti postulati della Legge di Murphy applicata alla nautica.

Come poteva d’altronde andar diversamente, tenendo conto che il nostro equipaggio, pur conducendo una vecchia lupa di mare come Jennifer (lupa, si, la barca sempre femmina è), assomiglia forse più a un’armata Brancaleone che all’esercito di Alessandro Magno?

L’impegno c’è stato tutto, sia ben inteso, ma le disavventure occorse nel recente passato dell’impresa e la nostra certo limitata esperienza di marinai, sommata ad una buona dose di sfiga, ha fatto sì che le cose non sempre (quasi mai, a dire il vero) andassero come previsto. E così è stato anche per il piano, che prevedeva un diretto approccio al mitico imbuto che riversa un paio di volte al giorno l’Oceano nel Mare Nostrum e viceversa.

Studi e ripassi tabelle di maree e correnti, orari e venti, previsioni a breve e medio termine e poi? Poi bastano pochi gradi di scostamento del vento o qualche nodo in meno di velocità ed ecco che tutto si complica e sei costretto a cambiar piano.

Piano B, facciamo scalo in Portogallo.

O troppo o troppo poco, fatto sta che come la metti il risultato non cambia: il vento non lo puoi scegliere, puoi solo cercare di prevederlo e adeguare i passi per giungere alla meta.

Il vento in faccia non è la migliore condizione per condurre una barca a vela. Avanza ugualmente (lo so, sembra impossibile) ma deve lottare contro la forza che la spinge indietro, contro le onde, contro il vento.

E in questa lotta per andare avanti, metro dopo metro, lo scafo si corica di lato, guizza, cerca di aprirsi un varco in quella immensa massa d’acqua che lo schiaffeggia, le tiene testa, dibattendosi come un salmone tra le rapide. A volte sembra soccombere alle onde, poi riemerge e si avventa su quella successiva come un leone in lotta, scuotendo la criniera di spruzzi d’acqua salata. E poi giù di nuovo a capofitto, in una lotta estenuante che si consuma al ritmo di ogni onda, di ogni raffica di vento, di ogni miglio, per ore.

Ok, quello della barca è un lavoraccio, e quello dell’equipaggio certo non meno, visto che per giorni vive l’esperienza di un maglione in lavatrice.

Al vento e al mare ci eravamo preparati (per quanto ci si possa realmente mai preparare) ma un’altra cosa affolla gli incubi dei naviganti a vela: la bonaccia.

Rimanere senza vento, nel mezzo dell’oceano, oltre ad avvolgere tutto e tutti di una frustrazione e impotenza palpabile, crea certi logistici problemi: motore o non motore? Attendiamo integri nelle nostre classiche e romantiche convinzioni da velisti, o ci pieghiamo al volgare spirito del motonautico?

Accendi il motore, macchina avanti tutta!

In questo caso (il nostro per esempio) devi fare i conti coi consumi del motore e con le scorte di gasolio. La scelta ragionata è stata quindi rimandare l’ingresso trionfale dalla porta di Gibilterra a dopo un più prudente scalo di approvvigionamento carburante. Portimáo, sulla costa sud del Portogallo, è stato quindi il nostro ultimo trampolino per giungere allo Stretto.

Massimo Bidetti Leoni

Giornalista, fotoreporter, navigante, libero pensatore. Fiorentino di nascita, affetto da sindrome multipolare, ho una spiccata tendenza misantropa e sono portatore sano di empatia per il mondo animale. Tra l'uomo e il cane, scelgo il secondo. Amo leggere, scrivere e raccontare storie, per immagini e parole. Se non mi trovate sono in mare, sopra o sotto la superficie.

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