Diario di bordo, 26.04.2021. Si-Può-Fare!

Dopo cinque settimane finalmente son finite le riparazioni sul motore. Alleluia, direte voi. E anch’io lo dico.

Avrei dovuto aggiornare il diario di bordo un paio di giorni fa, lo so, ma penso mi perdonerete non avervi reso subito partecipi: dovevo riprendermi dalla sbornia della festa.

Tranquilli, una birra e una buona pizza sono state sufficienti, contro ogni sana tradizione marinara che in certi contesti avrebbe forse visto più appropriata una gran bevuta a base di rhum.

Sabato 24 aprile 2021. Devo ammettere che non ho dormito affatto bene la notte precedente. Un’adrenalinica miscela di tensione e ansia mi ha accompagnato fino all’alba, dipingendo possibili scenari, nel buio delle mie speranze ultimamente disattese.

Sveglia puntata per le 07:30, ero già bello che in piedi con una buona ora di anticipo, sorseggiando la mia regolamentare tazza di caffè nel pozzetto umido dal salmastro della notte.

“Fissiamo per le 08:00” aveva detto Mauro (il meccanico 1), che aspettavo veder apparire sul pontile in compagnia di Gerardo (il meccanico 2), con un’ansia forzatamente distaccata.

Ed eccoli che, puntualmente con mezz’ora di ritardo (siamo alle Canarie, dove il tempo scorre con una certa soggettiva flessibilità) si materializzano proprio dove il mio radar scansionava ormai da quasi un’ora, armati di tutto l’occorrente per una bella gita nella sala macchine del Jennifer.

La loro apparizione mi ha riportato subito lì dov’era giusto fossi, nel pozzetto della mia barca, lasciando andare alla deriva i tanti – troppi – pensieri che mi affollavano la testa. Di mattina presto non si dovrebbero mai fare ragionamenti seri, con la notte che ancora trattiene la ragione afferrandole il pigiama.

Benvenuti dottori del motore, spero che almeno voi abbiate più certezze delle speranze che ho io stamani.

Tentare di spiegare l’alternanza di stati d’animo, in quella calda giornata del 24 aprile, è davvero complicato. Diciamo che il travaglio per dare una nuova vita al cuore di Jennifer è stato ben più lungo del previsto.

Se per smontare la testata del motore c’erano volute meno di due ore, per riarmare tutto (e soprattutto evitare che qualche rondella o bullone rimanesse esclusa dalla conta) dalle 08:30 abbiamo fatto pomeriggio.

La testata rettificata, con le nuove valvole installate, è qualcosa da maneggiare con cura e precisione, visto il notevole lavoro fatto.

Gerardo e Mauro (e pure io e Claudio) non si sono fermati un attimo, tirando dritto per oltre 7 ore. Alla fine il motore era chiuso e pronto per esser avviato.

Interventi effettuati:

  • Rettifica testata motore e sostituzione valvole
  • Revisione pompa d’iniezione
  • Cambio olio e filtro
  • Cambio liquido di raffreddamento
  • Installazione nuovo serbatoio carburante
  • Installazione nuova linea alimentazione diesel
  • Cambio filtri gasolio
  • Sostituzione marmitta e modifica scarico

Ok, dopo aver tirato giù la lista anch’io avevo la stessa faccia che avete voi adesso…

È proprio vero che la fame vien mangiando e anche certe, diciamo così, necessità dei mezzi meccanici, aumentano nel momento stesso in cui cominci un semplice lavoretto. Quando li stuzzichi è finita, come portare in pasticceria un bambino goloso. I motori non conoscono parsimonia, loro sono fatti così.

C’è voluta una buona dose di pazienza, unita a preghiere, incensi e mantra recitati, per raccogliere finalmente i frutti di tanto lavoro (e denaro) impiegato in queste ultime settimane.

I prodotti chimici utilizzati per pulire cilindri e pistoni, i lubrificanti, l’aria nella nuova linea di alimentazione, nei filtri e nella pompa d’iniezione, tutta quella roba doveva essere buttata fuori dal motore tra i singhiozzi dei pistoni e asmatici spasmi dello scarico.

Le batterie (3 per 400Ah totali) tutte collegate in both a dar manforte al motorino d’avviamento. Dai che ce la fai!

Ore 15:30. Il motore, con quattro colpi di tosse ben piazzati, si libera e riprende finalmente vita.

Una fumata bianca saluta il porto e se ne va, mentre l’acqua di scarico comincia la sua ritmica uscita sulle note dei pistoni che ormai si alternano borbottando allegramente. Giurerei che anche il mio battito cardiaco, per un attimo, abbia seguito quelle note: il più bel suono che potessi immaginare.

Ci sono ancora tante miglia da navigare ma dopo quaranta giorni, finalmente, posso tirare un sospiro di sollievo e guardare avanti, verso Gibilterra, attraverso il Mediterraneo, fino all’Italia.

Massimo Bidetti Leoni

Giornalista, fotoreporter, navigante, libero pensatore. Fiorentino di nascita, affetto da sindrome multipolare, ho una spiccata tendenza misantropa e sono portatore sano di empatia per il mondo animale. Tra l'uomo e il cane, scelgo il secondo. Amo leggere, scrivere e raccontare storie, per immagini e parole. Se non mi trovate sono in mare, sopra o sotto la superficie.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.