La Cambusa, roba da pirati

Sarà per quella voglia di tradizione che riempie lo spirito di ogni navigante, o forse per emulare gesta e narrazioni di vecchi pirati dei tempi antichi, sta di fatto che di alcune cose fondamentali, a bordo, non si può proprio fare a meno.

Come a evocare avventure raccontate nelle taverne del porto, alla vibrante luce di candele e lampade a petrolio, una bottiglia di Rhum non è solo roba di gusto, è un feticcio cui non si può rinunciare.

Non è che chi frequenta il mare debba per forza essere un bevitore seriale, ne ho conosciuti molti che neanche si bagnano le labbra, ma il Rhum, per chi va per mare, è qualcosa che trascende l’alcool, va oltre, significa tradizione, condivisione, appartenenza a un gruppo.

Uno dei momenti più brutti capitano quando hai ospiti, vicini di barca naviganti esperti, lupi di mare con cui condividere, oltre un piatto di pasta, esperienze e racconti di navigazioni fatte. Apri la cambusa, a fine cena, per l’immancabile goccetto e…

A quel punto inutile tirar fuori la scorta di sigari pregiati, ormai il danno è fatto: sei sbarcato, non hai più i diritti del tuo grado a bordo.

L’atmosfera si fa pesante, l’imbarazzo è palpabile. Un capitano senza Rhum è come una barca a vela senza vento.

E tu sei lì, che guardi quell’ultima lacrima che annaspa solitaria sul fondo di vetro, proprio come la tua barca senza vento.

«Domani ne comprerò subito un’altra, sarà la prima cosa da fare! Giuro!»

Ma sai benissimo che, domani, è inesorabilmente troppo tardi.

Massimo Bidetti Leoni

Giornalista, fotoreporter, navigante, libero pensatore. Fiorentino di nascita, affetto da sindrome multipolare, ho una spiccata tendenza misantropa e sono portatore sano di empatia per il mondo animale. Tra l'uomo e il cane, scelgo il secondo. Amo leggere, scrivere e raccontare storie, per immagini e parole. Se non mi trovate sono in mare, sopra o sotto la superficie.

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