Chiudo gli occhi e vedo il mondo

La passeggiata mattutina con Maya è uno dei momenti più belli della giornata.

Ci svegliamo e facciamo colazione nel nostro guscio galleggiante.
E’ un momento intimo, in cui i sensi si destano lentamente, e a poco a poco riprendiamo contatto con quello che ci circonda, in un ambiente familiare.
Una tazza di caffè per me, una ciotola di pappa per la mia compagna di viaggio. Poi si esce.

Attraversiamo la passerella che divide il nostro mondo da quello esterno, e siamo a terra. Tutt’intorno vedo solo macchine, e gambe in movimento. Il mondo è in bianco e nero: non un sorriso, non una luce, solo migliaia di anime rinchiuse nei loro gusci ermetici. Spingo a fondo le cuffie nelle orecchie, e tutto rimane fuori. Sento solo il mio respiro, e il battito del cuore.

E’ un esercizio che ogni tanto pratico: mi isolo dal mondo circostante, eppure vi sono immerso. Senza i rumori tutto assume una realtà diversa, lo percepisco in maniera attenta, intensa. Ne assaporo le infinite sfumature, ne sento i profumi, noto i gesti. Senza la distrazione dei rumori, ogni cosa è al suo giusto posto e assume un valore unico, la posso vedere, la posso sentire.

Adesso tutto comincia lentamente a prendere colore: pennellate di luce si mescolano ai toni grigi e diventano via via più intense. Sbocciano i gialli, i verdi, gli azzurri densi. Poi lampi di rosso vivo. I volti si fanno luminosi, e anche i gesti diventano gentili, gli sguardi dolci. Allora chiudo gli occhi, e vedo il mondo.

E’ una dimensione fatta di passioni, che s’infrangono come onde sugli scogli: si abbattono potenti e lente si ritraggono. E’ un mondo di piccole cose, di quel poco necessario che mi fa sentire ricco, che svuota la mente e riempie polmoni e cuore.

Già il grigio è ormai tutto svanito, come fumo nell’aria, come le nuvole bianche che si mescolano nell’azzurro intenso. E lì, poco più sotto, separato solo da una sottile linea tremolante, si allarga in ogni direzione quell’immenso ventre di madre. Eccolo, il mio mondo!

Lo sento che mi avvolge, e mi attraversa come un vento fresco. Mi lascio abbracciare, cercando di assaporare ogni secondo, di quell’alito di mare che mi lascia il sale sulle labbra.

L’avessi saputo prima, che era così bello!
Dopo le tante miglia navigate, adesso lo sento sotto pelle, questo salmastro che mi scorre nelle vene. Forse era proprio questo il senso del mio navigare sulla terra: trovare la rotta verso il mare.

Massimo Bidetti Leoni

Giornalista, fotoreporter, navigante, libero pensatore. Fiorentino di nascita, affetto da sindrome multipolare, ho una spiccata tendenza misantropa e sono portatore sano di empatia per il mondo animale. Tra l'uomo e il cane, scelgo il secondo. Amo leggere, scrivere e raccontare storie, per immagini e parole. Se non mi trovate sono in mare, sopra o sotto la superficie.

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