giornalista, fotoreporter, navigante, libero pensatore
 

La democrazia delle fake news

Ho sempre pensato che nel contemporaneo mondo digitale un male subdolo e invadente fosse quello delle fake news spalmate ovunque nel web.

Un problema che non tocca soltanto persone prive di strumenti critici, estendendosi ormai a macchia d’olio anche tra le maglie di una società trasversale per educazione e cultura.

Se all’inizio si poteva pensare che riconoscere una notizia falsa o fuorviante fosse semplice e cadere quindi nella rete di complottisti, millantatori, mitomani e una varia umanità di personalità border line, fosse sinonimo di ignoranza o faciloneria, oggi, in una situazione indotta da allarmismi, poca chiarezza e il dubbio che sempre alita su tutto quello che mediaticamente ci bombarda, questo pericolo non è più solo uno spauracchio ma una realtà così diffusa da mescolarsi con l’evidenza e i fatti.

Dalla dichiarazione di pandemia sono ormai passati quasi due anni, nei quali il mercato delle news si è autoalimentato, proliferando come mai prima nella recente storia dei social media.

Gli italiani li mettono al terzo posto tra gli strumenti per reperire informazioni utili e veritiere, dietro le comunicazioni istituzionali e i mezzi di comunicazione mainstream (Rapporto Eurispes). Si tratta pur sempre di un 24% della popolazione, e non è poco.

Professionalmente dovrei dar credito ai mezzi d’informazione “convenzionali”, siano essi cartacei o digitali; purtroppo con gli anni ho però maturato una certa diffidenza nei confronti delle “notizie veicolate” dal mondo dell’editoria tradizionale, ritenendo internet (e anche i social media) un’opportunità per la libera circolazione delle notizie, al di là delle linee editoriali e dei giochi di potere che spesso si nascondono tra le pieghe dei giornali.

Pur restando fedele al principio che l’informazione debba sempre essere verificata e sia quindi importante la “reputazione” del mezzo, l’idea di poter accedere alla realtà senza filtri, anche là dove si creano spesse cortine di fumo, mi è sempre piaciuta.

Purtroppo internet è così democratica che alla fine sfocia spesso in anarchia e diventa sempre più difficile effettuare una “scrematura” tra quello che appare e quello che è.

Si è parlato spesso di regole e di controlli ma questo a mio parere porterebbe solo ad un conflitto e aprirebbe una spaccatura forte tra chi vede internet (e i social media) come mezzo di libera espressione individuale da proteggere strenuamente, e chi invece ne evidenzia solo i punti deboli verso una deriva della coscienza collettiva.

Alla base di tutto, come sempre, sta la consapevolezza individuale, che diventa collettiva (ma non omologata o incanalata in dinamiche di massa) e la rende non solo fruibile ma essenziale per una crescita personale e, di conseguenza, della società tutta.

La conoscenza è potere. Spesso questa frase è stata erroneamente letta con un’accezione negativa, come una deriva totalitarista e repressiva della democrazia in cui il controllo è demandato alle istituzioni (controllori) a discapito dei cittadini (controllati); in realtà dovrebbe essere letta in maniera più intimistica, come la spinta a conoscere e vivere così in armonia con la società di cui facciamo parte.

Conoscere sé stessi, conoscere i propri limiti e le proprie potenzialità, conoscere gli altri. Sapere.

La conoscenza fa nascere in noi consapevolezza, e solo in questo modo possiamo “leggere” il mondo, le cose che ci accadono e la nostra stessa vita.

Oggi ascolto una dichiarazione del Presidente del Consiglio Mario Draghi, nella quale afferma che il governo si sta adoperando con grande impegno per individuare e contrastare le notizie false e fuorvianti sul Covid-19 presenti in rete. Tutto questo mi ha dato uno spunto di riflessione.

In una società in cui il mondo reale si riflette nel digitale, è giusto (legale) limitare la libertà di espressione individuale?

Invece di contrastare la diffusione di notizie false (o presunte tali), non si dovrebbe educare ad uno spirito critico, fornendo quegli strumenti culturali che rendano l’individuo libero di pensare e in grado quindi di riconoscere la realtà dalla mistificazione o dal falso?

Una società di individui consapevoli non corre il rischio di essere manipolata, abbagliata da falsi miti, false notizie, false realtà.

Il dubbio genera sempre domande, crea porte nel muro dell’ignoranza attraverso le quali l’individuo può accedere alla verità, per evolversi personalmente e come collettività di persone consapevoli.

Io continuo a pensare, nel frattempo vado a farmi un caffè.

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